Osservatorio Iblei

Analisi tecnica, finanziaria e giuridica sull'impatto del Parco Nazionale degli Iblei. Dati verificabili, scenari economici, proposte alternative per il territorio.

Vincoli e Norme

Cosa cambia per proprietari di terreni, aziende agricole e attività produttive nelle aree ZONA 1 e ZONA 2.

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Impatto su PIL e Lavoro

Stime quantitative su agricoltura, turismo, edilizia. Perdita di valore fondiario e impatto occupazionale.

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Un'Alternativa Possibile

Distretto Rurale di Qualità: tutela ambientale senza esproprio di fatto. Governance locale, incentivi UE.

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Parco Nazionale o Regionale?

Esiste una terza via di cui nessuno parla: la competenza regionale. Confronto tecnico, vincoli e nodi normativi.

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Pareri e Posizioni

Le voci di politici, amministratori ed enti istituzionali che hanno scelto di contribuire al dibattito pubblico.

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Anatomia del Vincolo

Il Parco Nazionale introduce due livelli di tutela che limitano l'uso del territorio. Ecco cosa significa in pratica.

ZONA 1 - Tutela Integrale

Divieto quasi totale di attività umane.

  • Stop a nuove costruzioni e ampliamenti
  • Agricoltura limitata a pratiche tradizionali, no serre o impianti
  • Divieto di caccia, pascolo regolamentato
  • Accesso turistico solo su sentieri autorizzati

ZONA 2 - Tutela Orientata

Attività permesse ma sotto autorizzazione Ente Parco.

  • Ogni ristrutturazione richiede nulla osta
  • Nuovi impianti agricoli soggetti a VIA
  • Limiti a cambi di destinazione d'uso
  • Iter burocratici più lunghi e incerti

Impatto Economico: Cosa Dicono i Documenti Ufficiali

I vincoli sono quelli scritti nel regolamento proposto nel 2019. Gli effetti economici sono uno scenario plausibile, non una previsione esatta: nessuno studio di impatto economico è stato pubblicato dagli enti proponenti.

Settore Vincolo previsto dal regolamento Rischio economico atteso
Agricoltura e zootecnia Art. 3 lett. f): vietati impianti tecnologici che alterino la morfologia del suolo. Limiti a recinzioni e ampliamenti (max 10% in Zona 1). Rallentamento della modernizzazione di stalle, serre e impianti irrigui
Edilizia e manutenzione Art. 9 Zona 3: parere obbligatorio Ente Parco per ogni opera di trasformazione, anche conservativa Allungamento tempi e costi di autorizzazione, in aggiunta a Soprintendenze e Geni Civili
Valore fondiario Vincoli di edificabilità e cambio destinazione d'uso in Zona 1 e Zona 2 Possibile contrazione del valore di mercato dei terreni vincolati — entità non quantificabile senza una perizia indipendente
Turismo Nessun vincolo specifico; potenziale valorizzazione del brand "Parco" Opportunità reale, condizionata a investimenti infrastrutturali oggi non finanziati

Fonte: lettura diretta della Proposta di Istituzione del Parco Nazionale degli Iblei (Regione Siciliana, dic. 2019) e del regolamento allegato. Le colonne "rischio economico" rappresentano una valutazione qualitativa di Osservatorio Iblei, non un dato statistico ufficiale. Non esiste, ad oggi, una valutazione di impatto economico pubblicata dagli enti proponenti — è una delle richieste che avanziamo nella sezione Proposta.

Due Scenari Possibili a 10 Anni

Non sono previsioni: sono due traiettorie plausibili, basate su come altri territori italiani hanno reagito a modelli di tutela diversi.

Scenario "Vincolo Rigido"

Applicazione della perimetrazione 2019 senza misure compensative né revisione del regolamento.

  • Rischio di accelerazione dello spopolamento nei Comuni interni già fragili (Giarratana, Monterosso Almo, Buscemi e altri al 100% di perimetro)
  • Possibile abbandono di terreni agricoli marginali per eccesso di vincoli burocratici
  • Probabile contenzioso prolungato tra Ente Parco, proprietari e Comuni
  • Turismo naturalistico limitato dall'assenza di infrastrutture dedicate

Scenario "Governance Attiva"

Con piano economico, incentivi concordati e cogestione locale effettiva.

  • Fondo di compensazione definito prima della firma del decreto istitutivo
  • Marchio territoriale "Iblei" per filiere DOP/IGP esistenti
  • Infrastrutture leggere di fruizione (sentieri, centri visita) finanziate con fondi UE
  • Accordo esplicito tra Ente Parco e agricoltori su tutela e redditività

Questi due scenari sono una proiezione qualitativa elaborata da Osservatorio Iblei, costruita confrontando il caso ibleo con l'esperienza documentata di altri parchi nazionali italiani. Non sostituiscono uno studio di impatto demografico ed economico ufficiale, che ad oggi non risulta essere stato realizzato dagli enti competenti.

La Proposta: Distretto Rurale di Qualità

Un'alternativa al Parco Nazionale. Stessa tutela ambientale, governance dal basso, sviluppo economico.

Principi chiave

1. Volontarietà

Adesione dei Comuni e privati su base contrattuale, non imposta.

2. Incentivi UE

Accesso diretto a fondi PSR, LIFE, PNRR per chi tutela attivamente.

3. Marchio Territoriale

Valorizzazione prodotti agricoli e artigianali con disciplinare "Iblei".

Scarica Proposta Completa

Documenti e Dossier

Tutti i materiali tecnici, giuridici e finanziari per un'analisi informata.

Documento Tipo Aggiornato Download
Atto Costitutivo Comitato Promotore Giuridico Dic 2005 PDF
Misure di Salvaguardia — Proposta di Articolato (storico) Giuridico Nov 2010 PDF
Concertazione Provincia di Ragusa 2010-2011 (storico) Istituzionale Feb 2011 PDF
Perimetrazione Parco Iblei Cartografia Dic 2019 PDF
Dossier Tecnico Completo Analisi Giu 2026 PDF
Analisi Iurato Finanziario Giu 2026 PDF
Report Synapse Tech Executive Giu 2026 PDF

I documenti evidenziati in giallo sono materiale storico (2010-2011) emerso dalla concertazione tra le Province di Ragusa e Siracusa: documentano una fase di negoziazione che ha prodotto un perimetro più contenuto di quello poi emerso nella proposta 2019.

Fonti istituzionali esterne

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Documentazione ufficiale del procedimento — Sistema Informativo Territoriale (SIT)

Repository degli atti formali storicizzati del Parco Nazionale degli Iblei, gestita dal Libero Consorzio Comunale di Siracusa. Contiene cartografie, delibere e corrispondenza istituzionale del procedimento.

→ Accedi al portale SIT di Siracusa
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Sentenza TAR Catania n. 1681/2026

Camera di consiglio 28 maggio 2026, deposito 9 giugno 2026. Ordina alla Regione Siciliana di completare il procedimento istitutivo entro 180 giorni, con nomina di Commissario ad acta in caso di inadempienza.

→ Portale Giustizia Amministrativa
🌿

Proposta di Istituzione del Parco Nazionale degli Iblei — Regione Siciliana (2019)

Documento ufficiale del Dipartimento Regionale dell'Ambiente con perimetrazione, zonizzazione e schema di regolamento. Base di tutta l'analisi normativa di questo Osservatorio.

→ Leggi il documento (PDF)
La Terza Via

Parco Nazionale o Parco Regionale?

Il dibattito pubblico si è incastrato in un'alternativa secca: il Parco Nazionale così com'è, oppure niente parco. Esiste però una terza strada istituzionale, raramente discussa apertamente: la Sicilia, in quanto Regione a Statuto speciale, ha titolo a istituire un proprio Parco Regionale. Questa sezione la esplora con lo stesso metodo applicato al resto del dossier — senza scorciatoie, comprese le criticità.

Le differenze principali

Aspetto Parco Nazionale (L. 394/91) Parco Regionale (L.R. 98/1981)
Chi nomina il Presidente Ministro dell'Ambiente, d'intesa con la Regione Assessore regionale al Territorio e Ambiente
Organi decisionali Consiglio Direttivo con membri ministeriali e scientifici Comitato di gestione con componente regionale e locale
Ruolo dei Comuni Comunità del Parco, organo solo consultivo (art. 10, L. 394/91) Maggiore presenza nella governance, ma — vedi sotto — non automaticamente superiore
Possibilità di zonizzazione mirata Sì, ma con criteri tecnico-scientifici nazionali (ISPRA) Sì, con margini di adattamento al contesto produttivo locale
Stato di salute della normativa Stabile, applicata in tutta Italia Parzialmente incostituzionale dal 2014 (vedi sotto) e mai adeguata

⚠️ Il nodo che nessuno racconta: la sentenza 212/2014

Prima di proporre il Parco Regionale come alternativa "più semplice" o "più vicina ai territori", è necessario un chiarimento che la maggior parte dei confronti circolati finora omette. Con la sentenza n. 212/2014, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale degli articoli 3 comma 1 lett. e), 6 comma 1 e 28 commi 1 e 2 della L.R. 98/1981 — cioè proprio le norme procedurali sull'istituzione dei parchi regionali in Sicilia.

Il punto della sentenza non è che il Parco Regionale sia uno strumento illegittimo in sé: la stessa Corte, con la sentenza n. 12/2009 (relativa proprio al Parco Nazionale degli Iblei), ha confermato che la competenza regionale sui parchi resta in capo alla Sicilia. Il problema riguarda la procedura di partecipazione dei Comuni: la legge regionale del 1981, così come scritta, garantiva agli enti locali un livello di coinvolgimento inferiore a quello previsto dall'art. 22 della Legge 394/91 nazionale — esattamente il tipo di vulnus che questo Osservatorio ha già segnalato nella genesi del Parco Nazionale degli Iblei.

Da allora, la Regione Siciliana non ha mai adeguato organicamente la L.R. 98/1981 alla sentenza. Questo significa che oggi non è del tutto chiaro quale procedura sia applicabile per istituire un nuovo parco regionale: in via suppletiva si fa riferimento alle garanzie procedurali dell'art. 22 della 394/91, ma si tratta di un'applicazione di fatto, non di una legge regionale riscritta e organica.

Conseguenza pratica: un'eventuale proposta di Parco Regionale per gli Iblei non sarebbe una scorciatoia procedurale rispetto al Parco Nazionale. Richiederebbe, prima ancora della discussione nel merito, un chiarimento normativo sulla procedura stessa — un lavoro tecnico-legislativo che la Regione dovrebbe affrontare esplicitamente.

Cosa resta comunque un argomento solido

Flessibilità della zonizzazione

Anche tenendo conto del nodo procedurale, un Parco Regionale conserva margini di adattamento alla zonizzazione superiori a un Parco Nazionale, la cui proposta 2019 è già definita nei suoi criteri tecnici. Una riscrittura regionale potrebbe, in teoria, escludere più agevolmente centri abitati e aree agricole intensive.

Vicinanza istituzionale

Un ente la cui governance dipende dalla Regione, e non da un decreto ministeriale, resta strutturalmente più raggiungibile dalla pressione politica locale — un fattore che pesa nella pratica, anche a parità di garanzie formali.

Possibilità di integrazione con strumenti esistenti

Un Parco Regionale potrebbe più facilmente integrarsi con il Piano Paesaggistico già vigente (di cui Legambiente ha già parlato in questo dossier), evitando la sovrapposizione di tre livelli di pianificazione che il modello nazionale rischia di produrre.

Precedente già esistente in Sicilia

La Sicilia ha già parchi regionali attivi (Etna, Madonie, Nebrodi), istituiti prima della sentenza 212/2014: la loro esperienza di governance — pregi e limiti — è materiale utile per valutare cosa funzionerebbe davvero per gli Iblei.

Cosa andrebbe chiarito prima di portare questa proposta a un tavolo istituzionale

  • Un'interpretazione autentica o un adeguamento legislativo della L.R. 98/1981 alla sentenza 212/2014, da parte dell'Assemblea Regionale Siciliana
  • Un parere tecnico-legale formale su quale procedura di partecipazione dei Comuni sia oggi effettivamente applicabile
  • Un confronto esplicito con l'esperienza di governance dei parchi regionali siciliani già esistenti (Etna, Madonie, Nebrodi)
  • Una valutazione se la strada regionale sia compatibile con i tempi imposti dalla sentenza del TAR (180 giorni), o se richieda comunque un percorso parallelo più lungo

Questa sezione nasce da un confronto con materiale di analisi esterno e da verifica diretta sulle fonti normative e giurisprudenziali (Gazzetta Ufficiale, Corte Costituzionale). Verrà aggiornata se emergono chiarimenti normativi o prese di posizione istituzionali sul tema. Per segnalazioni, scrivi dalla sezione Partecipa.

Pareri e Posizioni

L'Osservatorio raccoglie le posizioni di rappresentanti politici e istituzionali che scelgono di contribuire al dibattito pubblico. Ogni dichiarazione è pubblicata fedelmente e accompagnata da un'analisi tecnica indipendente, separata e chiaramente distinta dal contenuto del contributo.

📨 Sei un rappresentante istituzionale e vuoi contribuire? Scrivi a info@osservatorioiblei.it o dalla sezione Partecipa.
Partito Democratico · Deputato ARS

On. Nello Dipasquale all'Osservatorio: «Non contro il Parco, ma quella perimetrazione è sbagliata. Va revocata e rifatta con tutti»

Ragusa, 22 giugno 2026 · Dichiarazione acquisita tramite messaggio vocale, trascrizione autorizzata

La dichiarazione

«Non sono mai stato contrario in maniera a priori all'istituzione generale dei parchi nazionali e all'istituzione di un parco nazionale nel nostro territorio. Ho sempre detto che un parco nazionale deve essere condiviso e deve partire questo processo dal basso.»

«Quando partì questo processo non ci fu questo coinvolgimento — ero sindaco come c'erano tantissimi altri amministratori. Il parco fu calato dall'alto: solamente un gruppo di persone, in maniera legittima, condivisero un progetto e una perimetrazione, e dopodiché il governo di allora ne approvò la norma. Questo però fu un errore, perché il non coinvolgimento delle amministrazioni locali sin dall'inizio e il non coinvolgimento delle categorie creò un muro tra quella legge istitutiva e le comunità.»

«Il problema di fondo è che quella perimetrazione era così vasta che andava a toccare buona parte delle attività produttive del nostro territorio, rappresentando non un beneficio ma un limite. Penso che un parco nazionale — che è una norma molto restrittiva — debba proteggere, debba quasi "mummificare" un'area proprio per non permettere che venga toccata. Quella perimetrazione invece individuava un'area non per mummificare ma per risanare, e non è così.»

«Chi non ha visto la norma andare avanti ha legittimamente fatto un ricorso al TAR e l'ha vinto.»

«Io sono per fare un nuovo parco. Sono perché venga revocata quella norma che non fu condivisa e che venga elaborata una nuova perimetrazione, quindi una nuova norma istitutiva di un parco che sia condivisa da molti e non da pochi. Il limite di quella norma fu che fu condivisa da pochi e non da molti.»

Analisi tecnica dell'Osservatorio

1. Una posizione più sfumata di quanto circolasse. La posizione di Dipasquale non è quella di un oppositore pregiudiziale al Parco — è quella di chi critica questa perimetrazione specifica e questo processo istitutivo specifico. La distinzione è rilevante: non "no al Parco" ma "no a questo Parco, sì a un Parco fatto diversamente". Si avvicina strutturalmente alla posizione di Assenza (FdI) e del Libero Consorzio di Ragusa, pur provenendo da un orizzonte politico opposto. Questo allineamento trasversale è probabilmente il dato politico più significativo del dibattito attuale.

2. La distinzione "mummificare vs risanare" è tecnicamente precisa. Dipasquale identifica un nodo reale: la Legge 394/91 e i parchi nazionali sono strumenti pensati per aree ad altissimo pregio naturalistico già intatto, non per aree degradate da "risanare". Applicare uno strumento di protezione massima a un territorio produttivo antropizzato — come buona parte degli Iblei — è esattamente il disallineamento tra strumento e contesto che questo Osservatorio ha segnalato nell'analisi della perimetrazione 2019.

3. Revoca vs abrogazione: la strada tecnica è più complessa. Dipasquale parla di "revoca" della norma istitutiva e rielaborazione di una nuova. Sul piano giuridico, la Legge 222/2007 è una legge dello Stato: non si "revoca" con un atto amministrativo regionale, ma richiederebbe un intervento legislativo nazionale (abrogazione o modifica) o — strada più percorribile a breve — una rinegoziazione della perimetrazione e del regolamento nel DPR istitutivo, prima della firma definitiva. È la stessa finestra dei 180 giorni imposta dal TAR che altri attori stanno cercando di utilizzare per modificare il contenuto del decreto, non la norma di base.

Fratelli d'Italia · Deputato ARS, Capogruppo FdI

On. Giorgio Assenza all'Osservatorio: «Nessuna scelta calata dall'alto. Confronto con territori e imprese prima della zonizzazione»

Ragusa, 22 giugno 2026 · Contributo acquisito via WhatsApp — dichiarazione congiunta con il Sen. Salvo Sallemi

La posizione

«L'istituzione del Parco Nazionale degli Iblei è una questione che riguarda da vicino migliaia di famiglie, imprenditori agricoli, allevatori e comunità che da generazioni presidiano e modellano questo straordinario territorio. Non possiamo permettere che un provvedimento di tale portata venga calato dall'alto senza un reale confronto con chi vive e lavora ogni giorno nelle province di Siracusa e Ragusa.»

«Siamo convinti che la tutela del grande patrimonio naturale ibleo sia un obiettivo nobile e irrinunciabile. Ma tutela ambientale e sviluppo economico non sono concetti antagonisti: devono camminare insieme. La zonizzazione del Parco non può rischiare di penalizzare gravemente le realtà zootecniche e agricole e tutte le attività produttive presenti nell'area, che sono l'anima identitaria di questi territori.»

«Ogni aspetto — dalla governance alla gestione delle attività produttive, dalle misure di salvaguardia agli strumenti di compensazione — deve essere discusso, negoziato e approvato con il pieno consenso delle comunità locali.»

Fonte: dichiarazione congiunta Sallemi-Assenza (FdI) del 17 giugno 2026, riportata da Radio RTM, Quotidiano di Ragusa e altre testate locali. L'On. Assenza ha confermato all'Osservatorio la propria disponibilità a contribuire al dibattito.

Analisi tecnica dell'Osservatorio

1. Una posizione mediana, ma con condizioni precise. Assenza e Sallemi non chiedono la revoca della norma istitutiva (come Dipasquale) né si oppongono al Parco in linea di principio. Chiedono un metodo: confronto preventivo, coinvolgimento di categorie produttive e Comuni, meccanismi espliciti che facilitino nuovi investimenti. Tradotta in termini normativi, questa posizione punta a modificare il processo — non l'esito finale — dell'istituzione.

2. Il nodo del metodo vs il vincolo dei tempi. La richiesta di un "percorso condiviso" si scontra con il dato oggettivo della sentenza TAR: 180 giorni sono un termine perentorio, non negoziabile. Se il confronto richiesto non si struttura rapidamente, il rischio è che scadano i termini senza che le istanze produttive abbiano avuto spazio reale. L'Osservatorio nota che nessuna delle dichiarazioni di Assenza indica una tempistica o un meccanismo specifico per rendere operativo questo confronto entro la finestra disponibile.

3. La convergenza con il Libero Consorzio di Ragusa. La posizione di Assenza è sostanzialmente allineata con quella espressa dalla presidente Schembari: apertura al confronto, priorità alle istanze produttive, nessuna opposizione di principio. Questo allineamento trasversale (centro-destra regionale + ente locale) costituisce probabilmente la posizione politica maggioritaria nel Ragusano, e indica che il tavolo istituzionale che si sta aprendo avrà questo orientamento come riferimento prevalente.

Sindaco · Comune di Santa Croce Camerina · Libero Consorzio di Ragusa

Sindaco Arch. Giuseppe Dimartino all'Osservatorio: «Tutela e sviluppo non sono antagonisti. Serve piena trasparenza sulle scelte di perimetrazione»

Santa Croce Camerina, 28 luglio 2026 · Nota ufficiale protocollata (prot. n. 0014723/2026) — in risposta alla PEC dell'Osservatorio del 24 giugno 2026

La dichiarazione

«Certamente il Parco Nazionale degli Iblei è una questione che riguarda da vicino migliaia di famiglie, imprenditori agricoli, allevatori e comunità che da generazioni presidiano e modellano questo straordinario territorio. Pertanto la sua istituzione deve vedere necessariamente un percorso che contemperi i risvolti legali e i dettati del TAR ma anche le esigenze delle comunità locali e delle attività produttive delle aree iblee e aretusee.»

«Reputo che non si trovi nessuno contrario a qualsiasi percorso di tutela del patrimonio naturale. Tutela che deve camminare a braccetto con lo sviluppo economico, non concetti antagonisti ma sinergici per poter camminare insieme.»

«Il Tar interviene sull'obbligo di conclusione dell'iter amministrativo, ma non affronta nel merito le osservazioni, le proposte e le criticità che negli anni sono state avanzate da amministrazioni locali, associazioni e comunità territoriali. Come emerge dalla documentazione prodotta nel corso del procedimento, il dibattito sul Parco degli Iblei non è mai stato caratterizzato da una contrapposizione ideologica tra favorevoli e contrari, ma dalla richiesta di costruire un percorso fondato sulla partecipazione, sulla trasparenza e sulla piena conoscibilità degli elementi tecnico-scientifici posti alla base delle scelte di perimetrazione e zonizzazione.»

«La zonizzazione del Parco non può far paventare di penalizzare gravemente le realtà zootecniche e agricole e tutte le attività produttive presenti nell'area, che sono l'anima identitaria di questi territori. Occorre quindi che ogni scelta in materia di perimetrazione e zonizzazione avvenga con la massima trasparenza e con il coinvolgimento delle categorie produttive.»

«Un Parco che non tenga conto di queste eccellenze, che non le valorizzi e non le protegga, non sarà un'opportunità. Il Parco degli Iblei deve essere concepito come un volano per lo sviluppo.»

«È meritoria l'azione dell'Osservatorio Iblei quale qualificato Centro Studi Indipendente che può portare a un confronto ancora più trasparente e pubblico.»

Documento originale disponibile: PDF protocollato (prot. n. 0014723/2026 del 28-07-2026)

Analisi tecnica dell'Osservatorio

1. Il primo Sindaco a rispondere formalmente. La nota del Sindaco Dimartino è la prima risposta protocollata arrivata in seguito alla PEC inviata dall'Osservatorio il 24 giugno 2026 ai Sindaci dei 27 Comuni interessati. È un documento ufficiale, non una dichiarazione informale — il che le conferisce un peso istituzionale preciso. Santa Croce Camerina non è tra i Comuni con il 100% del territorio nel perimetro, ma rientra nell'area interessata con una quota significativa del proprio territorio agricolo.

2. La richiesta di trasparenza sui criteri tecnico-scientifici. Dimartino cita esplicitamente la necessità di "piena conoscibilità degli elementi tecnico-scientifici posti alla base delle scelte di perimetrazione e zonizzazione" — è esattamente la documentazione che l'Osservatorio ha chiesto pubblicamente sin dal primo articolo sul passaggio 2011-2019, e che l'Ente Fauna Siciliana ha formalmente richiesto tramite istanza di accesso agli atti (Convenzione di Aarhus). Il Sindaco non sa probabilmente di quell'istanza, ma converge sulla stessa richiesta in modo indipendente.

3. "Volano per lo sviluppo" — una condizione, non una concessione. La formula "il Parco deve essere concepito come un volano per lo sviluppo" non è un endorsement all'istituzione immediata: è una condizione. Il tono complessivo della nota è quello di chi è disposto ad accettare il Parco se — e solo se — vengono soddisfatte le condizioni di trasparenza, partecipazione e tutela delle attività produttive. È la stessa posizione di Schembari e dei Liberi Consorzi, espressa con linguaggio più diretto.

Articoli e Approfondimenti

Analisi, commenti e aggiornamenti dal territorio.

Analisi · Scenari

Parco degli Iblei: dove siamo, cosa succederà, quali scenari sono plausibili

Salvatore Iurato — 24 luglio 2026

Quarantacinque giorni dalla sentenza TAR n. 1681/2026. Due tavoli istituzionali, decine di dichiarazioni, un'istanza di accesso agli atti, un ultimatum politico con scadenza al 9 agosto. È il momento giusto per fare il punto su dove siamo davvero, e su quali scenari sono plausibili nei prossimi mesi.

Lo stato dei fatti al 24 luglio

Sul piano giuridico: perimetrazione e zonizzazione dichiarate definitive, Regione ha scelto di non ricorrere al CGA. Sul piano politico: i Liberi Consorzi di Ragusa e Siracusa stanno raccogliendo osservazioni per un documento unitario da inviare all'Assessorato Savarino. Sul piano ambientale: il deputato Auteri ha fissato un ultimatum al 9 agosto — «entro quel giorno attendiamo risposte chiare dal Ministero. In assenza di riscontri concreti, il fascicolo sarà depositato in Procura». Sul piano documentale: l'Ente Fauna Siciliana ha presentato istanza di accesso agli atti (Convenzione di Aarhus) per ottenere i criteri ecologici della perimetrazione e la corrispondenza istituzionale — se risposta arriva entro 30 giorni, avremo per la prima volta la documentazione sul passaggio 2011-2019.

I tre scenari plausibili

Scenario A — Accordo sul regolamento operativo Probabilità: media · Tempistica: settembre-ottobre

I Liberi Consorzi producono un documento unitario che il Ministero usa come base per modificare il regolamento operativo — non la perimetrazione. Il DPR viene firmato entro dicembre con deroghe ampliate per attività zootecniche, autorizzazioni semplificate, compensazioni per i Comuni più colpiti. È lo scenario meno traumatico per tutti, ma richiede che il Ministero accetti di riaprire uno schema che l'Avvocatura dello Stato aveva dichiarato chiuso.

Scenario B — Il dossier Auteri arriva in Procura Probabilità: medio-bassa · Tempistica: agosto-settembre

Auteri deposita il dossier sulle emergenze ambientali (sversamenti Anapo, verbali ARPA) entro il 9 agosto. La Procura apre un fascicolo. Questo non sospende l'iter del TAR in via giuridica — ma crea un contesto politico in cui diventa difficile procedere con la firma del DPR senza rispondere prima alle questioni sollevate. L'iter rallenta de facto anche se non de jure.

Scenario C — Il commissariamento Probabilità: bassa ma non trascurabile · Tempistica: dicembre 2026

Se entro i 180 giorni la Regione non ha firmato l'intesa, il Commissario ad acta — il Direttore Generale per il Patrimonio Naturalistico del Ministero — prende in carico il procedimento con 60 giorni aggiuntivi. È lo scenario peggiore per tutti: la Regione perde il controllo, i territori perdono ogni margine negoziale sul regolamento. Politicamente improbabile proprio perché nessuno lo vuole — ma giuridicamente possibile.

Le date chiave da tenere d'occhio

9 agosto 2026 Ultimatum Auteri: risposte dal Ministero o dossier in Procura
~agosto 2026 Risposta ISPRA all'istanza di accesso atti (Convenzione di Aarhus)
Settembre 2026 Previsto documento unitario dei Liberi Consorzi all'Assessorato
Dicembre 2026 Scadenza 180 giorni sentenza TAR
Febbraio 2027 Eventuale scadenza commissariamento (+60 giorni)

La domanda che resta aperta

Tra tutte le novità degli ultimi giorni, una cosa non è cambiata. Come ha detto Auteri, «occorre mettere il Ministero nelle condizioni di conoscere tutti gli elementi che possono incidere sulla perimetrazione» — ma nessuno ha ancora spiegato perché il perimetro ragusano sia quasi triplicato tra il 2011 e il 2019, passando da ~14.000 a ~39.000 ettari. Se l'istanza di accesso agli atti dell'Ente Fauna Siciliana riceverà risposta, potremmo finalmente avere quella documentazione. È la notizia che questo Osservatorio attende con più attenzione di qualsiasi dichiarazione politica.

Fonti: sentenza TAR Catania n. 1681/2026; SiracusaOggi (23 luglio 2026); Siracusa Press (20 luglio 2026); Libertà Sicilia (22 luglio 2026); comunicati Liberi Consorzi di Ragusa e Siracusa. Per segnalazioni scrivi dalla sezione Partecipa.

Aggiornamento · 14 luglio 2026

Ragusa e Siracusa hanno parlato: cosa chiedono i territori e cosa può ancora cambiare

Salvatore Iurato — 14 luglio 2026

In meno di dieci giorni si sono svolti due tavoli istituzionali: il 6 luglio al Libero Consorzio di Ragusa e il 13 luglio all'Urban Center di Siracusa. Insieme hanno riunito sindaci, parlamentari, associazioni di categoria, ordini professionali e ambientalisti delle tre province coinvolte. L'Osservatorio Iblei ha partecipato al tavolo del 6 luglio su convocazione ufficiale.

Il punto di convergenza: non è sì o no

La cosa più rilevante emersa da entrambi i tavoli è che il dibattito non è più uno scontro tra favorevoli e contrari. Come ha sintetizzato il presidente Giansiracusa (Libero Consorzio Siracusa): «non c'è un no al Parco». La posizione prevalente — trasversale a schieramenti opposti — è: sì alla tutela, no a questa perimetrazione in questa forma.

La accomuna Dipasquale (PD), Assenza (FdI), Auteri (DC), i Liberi Consorzi di Ragusa e Siracusa, Coldiretti, Confindustria, CNA, il Distretto Lattiero Caseario. Su fronti politici diametralmente opposti, la sostanza è identica.

Le voci nuove del tavolo di Siracusa

Il sindaco di Sortino Vincenzo Parlato: «serve una perimetrazione corretta e una zonizzazione che tenga conto della forte presenza dell'uomo». Il senatore PD Antonio Nicita — primo esponente del centrosinistra a farlo — ha riconosciuto «un grande ritardo sia della Regione sia del Ministero», distanziandosi dalla posizione di Campo (PD) favorevole all'istituzione immediata. Il presidente di Confindustria Siracusa Gian Piero Reale: «il rischio è creare soltanto nuovi vincoli senza sapere quali benefici concreti porterà il Parco».

La richiesta più ambiziosa: riaprire l'istruttoria

Giansiracusa ha auspicato che «la Regione possa ancora riaprire l'istruttoria e valutare i fatti nuovi emersi». È una richiesta che va letta con precisione tecnica: il TAR ha dichiarato perimetrazione e zonizzazione già definitive. Riaprire l'istruttoria richiederebbe un accordo con il Ministero per modificare consensualmente lo schema di DPR, oppure un ricorso al CGA che sospenda la sentenza. Non è una strada percorribile in via amministrativa ordinaria — richiede strumenti giuridici specifici.

Il sindaco di Buccheri Alessandro Caiazzo lo ha detto con lucidità: «dobbiamo muoverci all'interno della cornice giuridica indicata dal TAR e far emergere le esigenze dei territori prima che scadano i termini». È la sintesi più onesta di quello che questi tavoli possono e non possono fare.

L'unica voce di segno opposto

Marco Mastriani (Federparchi Sicilia) ha invitato la Regione a non impugnare la sentenza del TAR e ad avviare il percorso istitutivo. È rimasto l'unica voce contraria in entrambi i tavoli. Il dato è politicamente significativo: anche chi ha scelto di partecipare al confronto è arrivato prevalentemente con una posizione critica alla perimetrazione attuale.

Le due domande che nessuno ha ancora risposto

Dopo due settimane di confronto intenso, due questioni centrali restano senza risposta pubblica.

Prima: perché il perimetro ragusano è passato da ~14.000 ettari (accordo 2011, con delibere formali dei Comuni) a ~39.000 ettari (proposta 2019)? Nessuno dei partecipanti ai tavoli ha citato questo dato, documentato in questo Osservatorio con gli atti originali.

Seconda: come si risolve il conflitto tra il Parco e il procedimento VIA in corso per il pozzo esplorativo Zelkova 1 a Monterosso Almo? I giudici del TAR lo hanno citato nelle motivazioni, ma nessun tavolo lo ha affrontato. Riguarda direttamente il Comune con il 100% del territorio nel perimetro.

Fonti: Siracusa News (13 luglio 2026); La Sicilia (6 e 7 luglio 2026); comunicato Libero Consorzio Ragusa (7 luglio 2026); sentenza TAR Catania n. 1681/2026. Per segnalazioni scrivi dalla sezione Partecipa.

Posizione dell'Osservatorio · Tavolo 6 Luglio

Al tavolo del 6 luglio: cosa può fare la concertazione e cosa no

Salvatore Iurato — 5 luglio 2026

Domani al Libero Consorzio Comunale di Ragusa si riunisce il tavolo allargato convocato dalla presidente Schembari (protocollo n. 0014067 del 03-07-2026), con tutte le principali associazioni di categoria, gli Ordini professionali, i sindacati, le associazioni ambientaliste e le Guardie Ambientali Volontarie — e l'Osservatorio Iblei, formalmente convocato.

Prima di sedersi, è utile avere chiaro il campo da gioco reale. Non per scoraggiare chi partecipa — ma perché chi entra con aspettative sbagliate rischia di uscire frustrato, e chi entra con chiarezza può incidere davvero.

Tre fasi di concertazione, non una

Il racconto prevalente descrive il Parco come "calato dall'alto senza ascolto". I documenti dicono qualcosa di più preciso: ci sono state tre distinte fasi di concertazione — nel 2010, nel 2017 e nel 2019 — ciascuna con coinvolgimento di Comuni, Liberi Consorzi e portatori di interesse. La concertazione del 2010-2011 ha prodotto delibere formali di cinque Consigli Comunali ragusani.

Questo non significa che il processo sia stato perfetto — la domanda aperta su perché il perimetro sia quasi triplicato tra il 2011 e il 2019 non ha ancora risposta pubblica. Ma portare al tavolo l'argomento "non ci hanno mai sentito" senza verificarlo espone a una smentita documentata.

Cosa il TAR ha stabilito

La sentenza n. 1681/2026 ha accertato che perimetrazione e zonizzazione sono fasi già concluse e definitive. Il decreto istitutivo era stato inviato alla Presidenza della Regione nel febbraio 2024: la Regione aveva il testo in mano da 16 mesi prima che il TAR intervenisse, e i giudici hanno definito "pretestuosa" la richiesta regionale di un nuovo incontro di verifica nell'agosto 2024.

I 180 giorni non sono un tempo per rinegoziare i confini. Sono il tempo per firmare il DPR con quella perimetrazione, o per vedere arrivare il Commissario ad acta.

Cosa può fare il tavolo — e cosa no

Può fare: incidere sul regolamento operativo (autorizzazioni, deroghe, zone di transizione), costruire una posizione sulla sede dell'Ente Parco, attivare le compensazioni economiche previste dall'art. 7 della Legge 394/91 per i Comuni con il 100% del territorio nel perimetro.

Non può fare: cambiare il perimetro. Chi vuole farlo ha due strade reali — il ricorso al CGA (Coldiretti e Auteri) o un intervento legislativo nazionale (Dipasquale). Entrambe sono parallele al tavolo, non consequenziali.

La posizione di questo Osservatorio

Partecipiamo con tre richieste tecniche verificabili:

  1. Trasparenza sul passaggio 2011-2019. Il perimetro negoziato nel 2010-2011 era ~14.000 ettari per la provincia di Ragusa. La proposta 2019 ne prevede ~39.000. Nessun documento pubblico spiega questa triplicazione. Il tavolo dovrebbe richiedere formalmente quella documentazione.
  2. Regolamento operativo negoziato. I margini reali di negoziazione riguardano autorizzazioni semplificate per la manutenzione agricola, deroghe per le attività zootecniche esistenti, procedure certe per i nuovi impianti compatibili. Il documento unitario di Schembari dovrebbe contenere proposte specifiche, non dichiarazioni di principio.
  3. Piano di compensazione per i Comuni più colpiti. Sei Comuni hanno il 100% del territorio nel perimetro. L'art. 7 della Legge 394/91 prevede priorità nei finanziamenti statali. Chiediamo che questo strumento venga attivato in modo sistematico e trasparente.

L'Osservatorio Iblei partecipa al tavolo del 6 luglio 2026 su convocazione ufficiale del Libero Consorzio Comunale di Ragusa. Questo articolo è la posizione pubblica dell'Osservatorio, disponibile a chiunque voglia confrontarsi nel merito. Per contatti: info@osservatorioiblei.it

Analisi Giuridica · Nodo Centrale

La perimetrazione del Parco è già definitiva: cosa significa davvero per chi chiede di rifarla

Salvatore Iurato — 29 giugno 2026

La richiesta di una "nuova concertazione" o di una "nuova perimetrazione" è diventata la posizione di quasi tutti gli attori critici: Dipasquale, Assenza, Auteri, i Liberi Consorzi, Coldiretti, Confindustria. È una posizione politicamente comprensibile — e si scontra con un dato tecnico-giuridico che le fonti primarie della sentenza del TAR rendono inequivocabile.

Cosa ha accertato il TAR, esattamente

Nella motivazione della sentenza n. 1681/2026, i giudici hanno accertato uno stato di fatto preciso, citando la posizione dell'Avvocatura dello Stato che difendeva le amministrazioni resistenti:

"Allo stato attuale risultano definitive la perimetrazione e la zonizzazione del Parco, concordate con ISPRA e la Regione Sicilia, e terminata la redazione dello schema di DPR di istituzione del Parco."

Questa non è la posizione dei ricorrenti — è la posizione che le stesse amministrazioni resistenti, tramite l'Avvocatura dello Stato, avevano sostenuto in giudizio. Il TAR ha accolto questa ricostruzione dei fatti, e ha condannato le amministrazioni proprio perché, pur avendo il procedimento tecnicamente concluso, non avevano proceduto alla firma del decreto.

Cosa significano i 180 giorni

I 180 giorni non sono un periodo aperto per discutere se la perimetrazione vada cambiata. Sono il tempo entro cui va firmato il DPR di istituzione con quella perimetrazione. Entro quel termine la Regione ha due sole opzioni operative: firmare l'intesa con il Ministero, oppure non firmare — e vedere il Commissario ad acta procedere in sua vece. Non esiste nello schema giuridico attuale un terzo percorso del tipo "discutiamo e nel frattempo il termine si sospende".

Le strade reali per chi vuole cambiare la perimetrazione

Strada 1 — Ricorso al CGA (indicata da Coldiretti e Auteri): impugna la sentenza del TAR davanti al giudice d'appello. Se il CGA accogliesse il ricorso, i 180 giorni si fermerebbero. È l'unica strada che può fermare l'iter nella sua configurazione attuale senza un intervento del legislatore. I legali dell'Ente Fauna Siciliana hanno già dichiarato di attendersi ricorsi e di essere pronti.

Strada 2 — Intervento legislativo nazionale (indicata da Dipasquale): modifica o abrogazione della Legge 222/2007, art. 26. Richiede una maggioranza parlamentare nazionale. Non percorribile nei 180 giorni — ma è l'unica che chiuderebbe strutturalmente la questione.

Il punto che nessuno dice chiaramente

Quasi tutti gli attori in campo stanno chiedendo una cosa che la sentenza del TAR ha già escluso nell'ambito giuridico attuale: riaprire la perimetrazione attraverso un tavolo istituzionale. Il tavolo che i Liberi Consorzi, Assenza, Dipasquale e Confindustria stanno aprendo può incidere al massimo sul regolamento operativo del Parco — autorizzazioni, deroghe, modalità di gestione delle zone. Non sul perimetro, che il TAR ha dichiarato definitivo.

Chi vuole cambiare il perimetro ha bisogno di un giudice d'appello o di un Parlamento — non di un tavolo di concertazione.

Il collegamento con il giacimento di Monterosso Almo

Le motivazioni del TAR citano esplicitamente, tra i danni causati dall'inerzia ventennale, "la corsa all'insediamento di progetti incompatibili con la tutela ambientale, quali impianti fotovoltaici industriali e istanze di ricerca di idrocarburi come il progetto Zelkova 1". Il pozzo esplorativo di Maurel et Prom Italia — analizzato nell' articolo precedente — non è un elemento accessorio: è uno dei motivi che i giudici hanno ritenuto urgente per porre fine all'inerzia.

Fonti: sentenza TAR Catania n. 1681/2026 (deposito 9 giugno 2026); SiracusaOggi (11 giugno 2026); Il Domani Ibleo (14 giugno 2026); dichiarazioni avv. Nanè, Siracusa News (12 giugno 2026); dichiarazioni On. Auteri, Siracusa News (23 giugno 2026). Per segnalazioni o correzioni, scrivi dalla sezione Partecipa.

Inchiesta · Giacimento e Parco — AGGIORNATO 28 luglio 2026

Il Parco e il metano: il VIA per Zelkova 1 era già stato accordato 26 giorni prima della sentenza TAR

Salvatore Iurato — 26 giugno 2026 · Aggiornato 28 luglio 2026
Nota di aggiornamento (28 luglio 2026): La versione originale di questo articolo indicava che il procedimento VIA per Zelkova 1 fosse "ancora in corso". Era un errore. Dai dati ufficiali del portale MASE (va.mite.gov.it), il decreto VIA n. DM_2026-0000301 è stato emesso il 14 maggio 2026 con esito positivo con prescrizioni. L'articolo è stato corretto di conseguenza.

Nel sottosuolo dell'altopiano ibleo esiste un permesso di ricerca di idrocarburi attivo: il permesso "Fiume Tellaro", titolato a Maurel et Prom Italia srl, esteso per circa 660 km² tra le province di Ragusa, Catania e Siracusa, con un pozzo esplorativo ("Zelkova 1") ubicato in Contrada Serra Muraglia, a circa 5 km a Sud del centro abitato di Monterosso Almo. Il programma dei lavori era stato approvato con Decreto dell'Assessore dell'Energia della Regione Siciliana n. 86 del 5.2.2019.

Il dato aggiornato: il VIA è già stato accordato

Con protocollo MASE/106889 del 10 giugno 2024, Maurel et Prom Italia aveva presentato istanza di Valutazione di Impatto Ambientale. Il 14 maggio 2026 — ventisei giorni prima della sentenza TAR n. 1681/2026 del 9 giugno — il Ministero dell'Ambiente ha emesso il Decreto VIA n. DM_2026-0000301 con esito "Positivo con prescrizioni/raccomandazioni" (portale MASE). La perforazione del pozzo esplorativo Zelkova 1 è quindi autorizzata dal Ministero.

Il giacimento resta tuttavia in fase esplorativa: Maurel et Prom dichiara che «permangono incertezze, in particolare riguardo alla natura dei fluidi presenti, all'altezza delle eventuali colonne impregnate e ai parametri geologici medi». Il modello geologico 3D verrà realizzato solo dopo la perforazione.

La contraddizione istituzionale: stesso Ministero, decisioni incompatibili

Il dato che emerge dall'incrocio delle date è di rilievo istituzionale diretto. Lo stesso Ministero dell'Ambiente che il 14 maggio 2026 ha autorizzato la ricerca di idrocarburi a Monterosso Almo, è lo stesso che il 9 giugno 2026 — ventisei giorni dopo — si è visto sanzionare dal TAR per non aver istituito il Parco che, ai sensi dell'art. 4 lett. b) del regolamento proposto, vieta espressamente le attività di ricerca e estrazione di idrocarburi in quell'area.

Due uffici dello stesso Ministero hanno preso decisioni strutturalmente incompatibili nello stesso mese. La Commissione Tecnica VIA ha detto sì alle trivelle il 14 maggio. Il TAR — sulla base del ricorso dell'Ente Fauna Siciliana, che citava nelle motivazioni proprio "le istanze di ricerca di idrocarburi come il progetto Zelkova 1" come uno dei danni causati dall'inerzia — ha ordinato l'istituzione del Parco il 9 giugno.

Il conflitto giuridico tra il decreto VIA già emesso e il futuro decreto istitutivo del Parco è reale e aperto. Come si rapportano? Chi ha titolo a risolvere questa contraddizione? Nessuno dei partecipanti ai tavoli istituzionali di luglio ha ancora posto pubblicamente questa domanda nei termini precisi che la documentazione impone.

Il nodo concreto per Monterosso Almo

Monterosso Almo è il Comune con l'intero territorio nel perimetro del Parco, quello che nel 2011 si era già candidato a sede dell'Ente Parco, e quello nel cui sottosuolo Maurel et Prom ha ora titolo a perforare un pozzo esplorativo. Se il giacimento venisse confermato, le royalties garantirebbero risorse significative per un Comune di poche centinaia di abitanti. Se il Parco venisse istituito con la perimetrazione attuale, quella perforazione non potrebbe avvenire.

Non è un conflitto tra ambiente e sviluppo in astratto. È un conflitto tra due autorizzazioni ministeriali concrete, emesse dallo stesso Ministero a distanza di ventisei giorni. Richiede una risposta istituzionale esplicita, non dichiarazioni di principio.

Fonti: portale VIA-VAS del Ministero dell'Ambiente (va.mite.gov.it, istanza 10995, decreto DM_2026-0000301 del 14/05/2026); Radio RTM (13 luglio 2026); sentenza TAR Catania n. 1681/2026. Per segnalazioni scrivi dalla sezione Partecipa.

Parco Nazionale degli Iblei

Legambiente risponde alle critiche sul Parco: tre argomenti solidi e due punti che non reggono

Salvatore Iurato — 22 giugno 2026

I quattro circoli iblei di Legambiente — "Il Carrubo" di Ragusa, "Kiafura" di Scicli, "Sikelion" di Ispica e "Il Melograno" di Modica — hanno risposto pubblicamente alle critiche emerse dopo la sentenza del TAR Catania del 9 giugno 2026 (n. 1681/2026), ribadendo il sostegno al Parco e smontando alcune affermazioni circolate tra i critici. Come già fatto con la lettera di Claudio Conti e con il comunicato del Consorzio Olio DOP, applichiamo lo stesso metro: verifichiamo voce per voce, senza sconti per nessuna delle parti.

Tre argomenti su cui Legambiente ha ragione

1. Molti dei "vincoli" circolati sono falsi o gonfiati. Come documentato nell'articolo sulla scheda anonima, diversi divieti attribuiti al Parco non trovano riscontro in nessun documento ufficiale del regolamento 2019. Su questo la critica di Legambiente alle "notizie false" è documentalmente fondata.

2. Il confronto con il Piano Paesaggistico nella fase transitoria. La tesi che il Parco non aggiunga vincoli sostanziali rispetto al Piano Paesaggistico già vigente è tecnicamente corretta per la fase transitoria (art. 6 comma 1 del regolamento). Su questo punto la posizione di Legambiente è verificabile e corretta.

3. La tutela delle falde acquifere. Il richiamo ai dati ARPA sulla contaminazione chimica delle falde di origine agricola è un argomento ambientale fondato. Il vincolo aggiuntivo sui fitofarmaci ha una giustificazione tecnica reale.

Due punti che non reggono

1. Il silenzio sul regime a regime. Il ragionamento sul "transitorio uguale a Piano Paesaggistico" è incompleto: descrive la fase che precede l'approvazione del Piano del Parco, non quella a regime. Una volta approvato il Piano, si attivano parere obbligatorio per ogni trasformazione in Zona 3 (art. 9), limite del 10% agli ampliamenti in Zona 1 (art. 7), autorizzazione per nuovi allevamenti zootecnici (art. 6 comma 2 lett. f). Vincoli che nel Piano Paesaggistico attuale non esistono. Legambiente non li menziona. È un'omissione che l'Osservatorio non può non segnalare.

2. La semplificazione sulle "fake news". Legambiente tende a etichettare come disinformazione qualsiasi preoccupazione critica sul Parco. Alcune affermazioni critiche sono effettivamente false — le abbiamo verificate. Altre sono posizioni tecnicamente legittime fondate su una lettura diversa del regolamento. Trattare le seconde come le prime è un errore retorico che riduce la credibilità di chi lo fa.

La contraddizione storica che nessuno affronta

Nel 2010-2011, dopo un lungo processo di concertazione, le Province di Ragusa e Siracusa avevano concordato un perimetro molto più ridotto: 14.103 ettari per la sola provincia di Ragusa, con delibere formali dei Consigli Comunali di Monterosso Almo, Giarratana, Modica, Chiaramonte Gulfi e Ragusa. La proposta 2019 prevede invece 38.958 ettari per la stessa provincia — quasi il triplo.

Né Legambiente né altri soggetti hanno spiegato pubblicamente su quali basi sia stato deciso questo ampliamento. Questa è la domanda che l'Osservatorio ritiene più urgente: un accordo raggiunto con i Comuni nel 2011 è stato ignorato nel 2019. Perché? Legambiente, che ha seguito questa vicenda da protagonista per vent'anni, è nella posizione migliore per rispondere.

Un invito diretto ai circoli Legambiente iblei

L'Osservatorio invita una risposta tecnica e documentata specificamente sul passaggio 2011-2019 e sull'ampliamento del perimetro. Scrivete a info@osservatorioiblei.it o dalla sezione Partecipa.

Fonti: comunicato circoli Legambiente iblei (giugno 2026); La Sicilia; sentenza TAR Catania n. 1681/2026 del 9 giugno 2026; regolamento Parco Iblei 2019; presentazione Provincia di Ragusa 2010-2011 (disponibile nella sezione Documenti).

Parco Nazionale degli Iblei

Presidente, Consiglio, Giunta: la mappa di un Ente che vale più di quanto sembri

Salvatore Iurato — 22 giugno 2026

Negli ultimi articoli abbiamo seguito due fili dello stesso tema: chi controllerà il futuro Ente Parco, e il fatto che già nel 2011 un Comune — Monterosso Almo — si fosse candidato formalmente come sede dell'Ente. È il momento di mettere ordine: come funziona davvero la governance di un Parco Nazionale, quante poltrone genera, e dove si concentra il rischio che diventi terreno di occupazione politica più che di tutela ambientale.

I cinque organi previsti dalla legge

L'art. 9 della Legge 394/91 — da non confondere con l'art. 9 del regolamento specifico del Parco Iblei — stabilisce che ogni Ente Parco Nazionale abbia cinque organi:

  • Il Presidente, nominato con decreto del Ministro dell'Ambiente d'intesa con il Presidente della Regione
  • Il Consiglio Direttivo, organo decisionale con rappresentanze ministeriali, regionali e scientifiche
  • La Giunta Esecutiva
  • Il Collegio dei Revisori dei Conti
  • La Comunità del Parco, che riunisce i Sindaci e i vertici dei Liberi Consorzi, con funzione consultiva

A questi si aggiunge, una volta approvato il Piano del Parco, una Direzione con un Direttore selezionato tramite bando pubblico nazionale — la figura tecnica operativa, distinta dal Presidente che è il vertice politico-istituzionale.

Dove si concentra il potere reale

La legge rende esplicita una distribuzione asimmetrica del potere. Il Consiglio Direttivo — con membri di nomina ministeriale e scientifica — ha potere deliberativo pieno sulle scelte strategiche: zonizzazione, regolamento, piano del Parco. La Comunità del Parco, l'unico organo composto da rappresentanti eletti localmente, ha funzione consultiva: il parere è obbligatorio su alcune materie, ma non vincolante.

I Sindaci dei 27 Comuni coinvolti possono esprimersi, ma non possono bloccare una decisione del Consiglio Direttivo che ritengano dannosa. È lo stesso nodo di sussidiarietà già segnalato nella sezione Anatomia del Vincolo, qui visto dal lato della governance invece che dei divieti.

Le poltrone che genera

Un Presidente, un Consiglio Direttivo tipicamente tra 10 e 16 membri nei parchi comparabili, una Giunta Esecutiva ristretta, un Collegio dei Revisori di norma a 3 membri, una Direzione con Direttore e struttura operativa. Più la Comunità del Parco che, per un'area che coinvolge 27 Comuni su tre province, raduna decine di amministratori locali. A cui si sommano consulenze, incarichi tecnici, eventuali sedi distaccate (come quella già richiesta da Monterosso Almo nel 2011 nella delibera provinciale del febbraio 2011).

Un Ente Parco non è solo un regime di vincoli: è anche, strutturalmente, un nuovo centro di nomine e incarichi pubblici.

I due punti di rischio strutturale

Non è una colpa di nessuno in particolare che un ente pubblico generi cariche: è una conseguenza fisiologica della Legge 394/91, identica per qualsiasi Parco Nazionale. Il rischio di occupazione politica è però strutturalmente più alto in due punti precisi:

Primo — la nomina del Presidente è un atto politico per definizione: decreto ministeriale d'intesa con la Regione, quindi segue gli equilibri di maggioranza del momento, non un criterio tecnico-scientifico. È il meccanismo previsto per tutti i parchi nazionali italiani, non un'anomalia iblea. Ma è un dato che chi segue questo dibattito deve avere presente.

Secondo — la composizione del Consiglio Direttivo lascia margini di discrezionalità nella scelta dei rappresentanti scientifici e ministeriali, meno tracciabili di una nomina elettiva. L'unico organo con legittimazione diretta dal voto locale — la Comunità del Parco — è quello con meno potere reale. È una struttura che, per costruzione, rende più facile orientare le scelte strategiche attraverso canali politici nazionali e regionali che attraverso il consenso territoriale.

Cosa chiediamo

Le stesse richieste già avanzate nella sezione Proposta si applicano qui in modo diretto: poteri deliberativi reali, non solo consultivi, per la Comunità del Parco. E criteri di nomina del Consiglio Direttivo pubblicati prima dell'istituzione dell'Ente — per ridurre, non eliminare, il margine di occupazione puramente politica delle cariche.

Continueremo a seguire questo tema man mano che emergono elementi concreti su nomine, sede e costi di gestione. Per segnalazioni, scrivi dalla sezione Partecipa.

Inchiesta Documentale

Un dibattito che dura da 15 anni, non da pochi mesi: i documenti del 2010 che riscrivono la cronologia

Salvatore Iurato — 21 giugno 2026

Tra i materiali pubblicati sul sito istituzionale della Provincia Regionale di Ragusa abbiamo recuperato due documenti che cambiano in modo sostanziale la lettura della cronologia di questo dossier: una proposta di articolato sulle Misure di Salvaguardia datata novembre 2010, e una presentazione dell'allora Assessorato Territorio e Ambiente della Provincia di Ragusa che ricostruisce, riunione per riunione, un intero anno di concertazione istituzionale tra il 2010 e il 2011.

Finora, in questo dossier, avevamo raccontato la genesi del Parco partendo dal Comitato Promotore del 2005 — esclusivamente ambientalista — per arrivare quasi direttamente alla proposta di perimetrazione del 2019. Questi documenti riempiono un vuoto importante e raccontano una storia più complessa, che merita di essere conosciuta da chi segue il dibattito attuale.

Un processo di concertazione che pochi ricordano

Tra il gennaio 2010 e il febbraio 2011, il Ministero dell'Ambiente e la Regione Siciliana hanno condotto un processo partecipativo notevole per intensità: una riunione di apertura a Roma il 26 gennaio 2010, un incontro pubblico a Ragusa l'11 febbraio, un tavolo tecnico costituito il 22 marzo, e poi riunioni a cadenza quasi mensile fino al novembre 2010 — sei sedute solo presso l'Assessorato Regionale, quattro riunioni interprovinciali a Siracusa, otto incontri specificamente dedicati ai Comuni della provincia di Ragusa.

In quella fase, nove diverse associazioni e organizzazioni presentarono proposte formali di perimetrazione: dal Coordinamento Associazioni Naturalistiche e Ambientaliste della Provincia di Ragusa, a WWF, CAI, LIPU, fino a posizioni esplicitamente contrarie o restrittive come quella di UNSIC, che chiedeva di escludere dalla perimetrazione le aree ad alta vocazione imprenditoriale, e di A.N.U.U., che si opponeva tout court all'istituzione del Parco.

Un perimetro negoziato, molto più piccolo

Il dato più significativo riguarda l'esito di questo processo per il territorio ragusano: la proposta finale, concordata con i Comuni e approvata dal Consiglio Provinciale di Ragusa l'8 febbraio 2011, limitava il Parco a 14.103 ettari nella sola fascia montana settentrionale della provincia — Chiaramonte Gulfi, Monterosso Almo, Giarratana, Modica e Ragusa — con delibere comunali formali di adesione da parte di tutti e cinque i Comuni nell'autunno 2010.

Si tratta di un'area sensibilmente più contenuta rispetto a quella poi emersa nella proposta 2019, che per la sola provincia di Ragusa arriva a coprire 38.958 ettari secondo i documenti che avevamo già analizzato in questo dossier — quasi il triplo.

La domanda che resta aperta

Questi documenti pongono una domanda che, a nostra conoscenza, nessuna fonte ha ancora affrontato pubblicamente: cosa è successo tra il 2011 e il 2019 per far passare il perimetro ragusano da circa 14.000 a quasi 39.000 ettari? Le delibere del 2010-2011 esplicitamente qualificavano quel primo perimetro come "comprensorio istitutivo da ampliare eventualmente dopo l'avvio della gestione del Parco" — quindi un ampliamento successivo era previsto come possibilità. Ma un conto è un ampliamento graduale legato ai risultati di gestione, un altro è un salto diretto a un perimetro quasi triplo prima ancora che il Parco sia mai stato avviato.

Non abbiamo, al momento, una risposta documentata a questa domanda. La poniamo apertamente, perché è esattamente il tipo di vuoto informativo che un confronto pubblico serio dovrebbe colmare prima di arrivare a una decisione definitiva nei prossimi mesi.

Un dettaglio che riguarda la governance

Un'ultima annotazione, che si collega all'articolo pubblicato di recente su chi controllerà il futuro Ente Parco: la delibera del Consiglio Provinciale di Ragusa dell'8 febbraio 2011 proponeva esplicitamente Monterosso Almo — il cui territorio comunale ricadeva per intero nel perimetro proposto — come sede dell'Ente Parco, o in subordine come sede distaccata per la provincia di Ragusa. È un precedente concreto, datato e documentato, che vale la pena ricordare ora che la discussione su sede e governance del futuro Ente torna di attualità.

Conclusioni

Abbiamo aggiunto entrambi i documenti alla sezione Documenti di questo dossier, evidenziati come materiale storico. Non sono un dettaglio d'archivio: ridefiniscono la cronologia di un dibattito che, a leggerli, dura da quindici anni e non da pochi mesi — e suggeriscono che le basi per un confronto realmente partecipato esistono già, sono state messe per iscritto, votate dai Consigli Comunali, e poi apparentemente accantonate.

Se hai informazioni su cosa sia successo tra il 2011 e il 2019 in questo dossier, scrivici dalla sezione Partecipa: è probabilmente la domanda più importante rimasta senza risposta in questa vicenda.

Parco Nazionale degli Iblei

Oltre i confini: la vera partita è chi controllerà il futuro Ente Parco

Salvatore Iurato — 21 giugno 2026

Un articolo del Domani Ibleo pubblicato il 21 giugno 2026 mette a fuoco un aspetto della vicenda Parco Iblei che finora era rimasto sullo sfondo rispetto al dibattito su vincoli e perimetrazione: la partita di chi controllerà il futuro Ente Parco, dove avrà sede, e chi ne gestirà i costi di funzionamento.

È un angolo di lettura che vale la pena seguire, perché — a differenza delle discussioni su zonizzazione e divieti, che riguardano cosa sarà permesso fare nel territorio — questa riguarda direttamente chi avrà voce in capitolo nelle decisioni quotidiane dell'Ente una volta istituito.

Cosa segnala l'articolo

Secondo quanto riportato, nel dibattito locale "qualcuno guarda già oltre l'istituzione del Parco e ragiona sulle future sedi, sugli uffici e sui costi di gestione della nuova struttura". Due posizioni contrapposte: chi teme la nascita di un ulteriore livello burocratico, e chi invece ritiene che un ente dedicato possa finalmente garantire una gestione unitaria di un territorio oggi frammentato tra troppi soggetti e competenze diverse.

L'articolo prevede che questa discussione, oggi marginale, possa diventare uno dei principali terreni di scontro politico nei prossimi mesi — non più "se" il Parco si farà, ma "chi lo guiderà e da dove verranno prese le decisioni".

Come si collega a quanto già verificato su questo dossier

Non è un tema isolato. Lo avevamo già intercettato, da un'angolazione diversa, nella lettura critica della posizione del Consorzio Olio DOP: la proposta di utilizzare uffici e personale del Libero Consorzio di Ragusa per contenere i costi dell'Ente Parco non è solo una questione di risparmio — è già, di fatto, una proposta su dove dovrebbe avere base la governance del Parco, in un momento in cui la sede non è stata ancora decisa da nessuno.

Lo stesso vale per la sezione che abbiamo aperto su Parco Nazionale o Regionale: la differenza più rilevante tra i due modelli non riguarda solo i vincoli, ma proprio la governance — chi nomina il Presidente, quanto potere reale hanno i Comuni, quanto la struttura risulta raggiungibile dalla pressione politica locale.

Perché conviene seguire questo filone fin da ora

C'è un motivo pratico per occuparsene prima che la sentenza TAR esaurisca i suoi 180 giorni: le decisioni sulla sede e sulla governance, una volta scritte nel Decreto istitutivo, sono difficili da rinegoziare in seguito. Mentre il dibattito pubblico si concentra — comprensibilmente — sui vincoli che toccano direttamente agricoltori e proprietari, la partita su chi controllerà l'Ente si gioca silenziosamente nei tavoli tecnici, con meno attenzione mediatica e quindi meno pressione di trasparenza.

Continueremo a seguire questo aspetto specifico, raccogliendo posizioni di chi rappresenta interessi diversi sul tema — amministrazioni, categorie produttive, associazioni — per dare conto di come evolve, con lo stesso metodo già applicato al resto del dossier.

Hai informazioni su questo specifico aspetto — sede, governance, nomine? Scrivici dalla sezione Partecipa.

Nuova Sezione

Apriamo una nuova sezione: Parco Nazionale o Parco Regionale?

Salvatore Iurato — 21 giugno 2026

In queste settimane il dibattito sul Parco degli Iblei si è strutturato attorno a un'alternativa secca: il Parco Nazionale così come proposto nel 2019, oppure il blocco totale del procedimento. Lo abbiamo visto nelle posizioni che questo Osservatorio ha già raccontato — Coldiretti che chiede il ricorso al CGA, Confindustria che chiede un tavolo condizionato, il Consorzio Olio DOP che vuole accelerare, i Liberi Consorzi di Ragusa e Siracusa che aprono un confronto senza ancora una posizione di merito.

Quello che manca, finora, è una discussione pubblica su una terza strada istituzionale: la Sicilia, in quanto Regione a Statuto speciale, ha titolo proprio a istituire un Parco Regionale, con una legge e una governance diverse da quelle nazionali. Da oggi questo Osservatorio apre una sezione dedicata — Parco Nazionale o Regionale? — per esplorarla con lo stesso metodo applicato finora al resto del dossier.

Perché vale la pena parlarne

Un Parco Regionale (L.R. 98/1981) si differenzia dal modello nazionale su punti concreti: chi nomina il Presidente, che ruolo hanno effettivamente i Comuni, quanto margine c'è per una zonizzazione costruita sulle esigenze produttive locali invece che su criteri tecnico-scientifici definiti a livello nazionale. Sono differenze che, sulla carta, potrebbero rispondere proprio alle obiezioni sollevate da chi oggi critica la perimetrazione 2019.

Il nodo che non si può ignorare

C'è però un punto che la maggior parte dei confronti circolati finora non racconta: nel 2014 la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 212/2014, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di alcuni articoli chiave della legge regionale sui parchi, proprio quelli che riguardano la procedura di istituzione e la partecipazione dei Comuni. La Regione non ha mai adeguato organicamente la norma da allora.

Significa che un'eventuale proposta di Parco Regionale per gli Iblei non sarebbe una scorciatoia procedurale: richiederebbe prima un chiarimento normativo che, ad oggi, nessuno ha ancora avviato. Lo spieghiamo nel dettaglio, con i riferimenti normativi verificabili, nella sezione dedicata.

Perché lo facciamo comunque

Non perché vogliamo promuovere una soluzione contro un'altra, ma perché un confronto pubblico onesto deve mettere sul tavolo tutte le opzioni realmente disponibili — comprese quelle complicate. Se questa strada dovesse essere portata a un tavolo di concertazione, è meglio che lo sia con piena consapevolezza dei suoi nodi, non come slogan semplificato.

Hai dati, documenti o competenze tecniche su questo tema? Da oggi puoi scriverci direttamente dalla sezione Partecipa.

Parco Nazionale degli Iblei

Il Parco "senza costi e senza vincoli aggiuntivi"? Una lettura critica della posizione del Consorzio Olio DOP

Salvatore Iurato — 21 giugno 2026

Il 20 giugno 2026, il presidente del Consorzio di Tutela Olio DOP Monti Iblei, Giuseppe Arezzo, ha rilasciato una dichiarazione a Radio RTM Modica con toni decisamente più ottimisti di quelli sentiti finora da Coldiretti o dal mondo agricolo organizzato. Tre le affermazioni centrali: i vincoli sono "quelli già esistenti", gli allevamenti potranno proseguire "senza alcuna restrizione", e l'Ente Parco potrà funzionare "senza costi aggiuntivi" utilizzando personale e uffici già in forza al Libero Consorzio.

Sono affermazioni che meritano di essere prese sul serio — ma anche verificate riga per riga sui testi del regolamento, esattamente come abbiamo fatto con la scheda anonima circolata sui social e con la lettera di Legambiente. Lo facciamo qui, perché un Osservatorio che si propone indipendente deve applicare lo stesso rigore a tutte le posizioni in campo, comprese quelle a favore del Parco.

"I vincoli sono quelli già esistenti": un quadro più sfumato

Dire che il regime di tutela non introduce sostanzialmente nulla di nuovo significa non tenere conto di un elemento che non riguarda il cosa è vietato, ma il come si autorizza ciò che resta consentito. L'Ente Parco introduce un livello aggiuntivo di governance che centralizza il rilascio dei nulla osta — non per la manutenzione ordinaria, che resta libera con semplice comunicazione (art. 7, comma 1, lett. a), ma per la manutenzione straordinaria, il restauro conservativo, e in particolare i nuovi allevamenti zootecnici, che l'art. 6, comma 2, lettera f) del regolamento sottopone esplicitamente all'autorizzazione dell'Ente Parco.

In termini economici, questo si chiama costo di transazione: tempi di attesa aggiuntivi, sovrapposizione di competenze con Soprintendenza e Genio Civile, necessità di consulenza tecnica per orientarsi tra procedure che oggi non esistono. Non è un vincolo nel senso di un divieto — è un costo amministrativo nuovo, che la rassicurazione di Arezzo non menziona.

"Nessun costo aggiuntivo": una proposta plausibile, non una garanzia di legge

Sul fronte della governance, Arezzo propone di utilizzare uffici e personale già in forza al Libero Consorzio Comunale di Ragusa per contenere i costi operativi del nuovo Ente. È una proposta concreta e non irragionevole — l'uso di personale in comando o convenzione tra enti pubblici è una prassi nota nella pubblica amministrazione italiana.

Va però chiarito un punto che riguarda l'architettura giuridica dell'Ente, non la buona volontà di chi la propone: la Legge quadro 394/1991 (art. 9) stabilisce che un Parco Nazionale ha personalità di diritto pubblico autonoma, con un proprio Presidente, un Consiglio Direttivo, una Giunta Esecutiva, un Collegio dei Revisori. Anche utilizzando personale convenzionato, l'Ente dovrà comunque avere una propria pianta organica minima e un proprio bilancio formalmente distinto da quello del Libero Consorzio. La proposta di Arezzo può ridurre i costi, non eliminarli: un Ente Parco "a costo zero" in senso assoluto non è compatibile con l'architettura della legge quadro.

"Opportunità di marketing ed ecoturismo": valida, ma non per tutti allo stesso modo

Le opportunità descritte da Arezzo — marchio territoriale, eventi legati alle eccellenze gastronomiche, flussi di ecoturismo e trekking — sono reali e coerenti con quanto già osservato in altri parchi nazionali italiani. Vale però una valutazione critica, non un dato di fatto: queste opportunità tendono a favorire in modo proporzionalmente maggiore le aziende già strutturate, capaci di investire in marketing e di intercettare bandi e fondi dedicati. Le micro-aziende e gli allevatori dell'area montana — che restano il nucleo più diffuso della zootecnia iblea — rischiano di percepire gli adempimenti aggiuntivi prima e più direttamente dei benefici di marketing, che richiedono tempo per materializzarsi.

In sintesi

La posizione del Consorzio Olio DOP non è infondata, ma è parziale: descrive con ottimismo gli scenari di opportunità senza dare conto dei costi di transazione che il regolamento stesso prevede, e presenta come acquisita una soluzione di governance che resta, ad oggi, una proposta da negoziare nelle sedi istituzionali — non una garanzia.

Come per la lettera di Legambiente, anche qui la lezione di metodo è la stessa: chi sostiene il Parco e chi lo critica tendono entrambi a citare solo gli articoli del regolamento che confermano la propria tesi. Un confronto pubblico onesto richiede di leggerli tutti, non solo quelli convenienti.

Per segnalazioni o correzioni su questo articolo, scrivi dalla sezione Partecipa.

Parco Nazionale degli Iblei

Sta circolando una scheda sui "vincoli del Parco": cosa è vero, cosa è regolamento, cosa è falso

Salvatore Iurato — 20 giugno 2026

Nei gruppi e nelle chat dedicate al Parco degli Iblei circola da qualche giorno una scheda — diffusa senza indicazione di autore o fonte istituzionale — che elenca decine di divieti attribuiti al Parco, ciascuno con un riferimento normativo a fianco. È materiale che si presenta con un'apparenza tecnica precisa, e proprio per questo merita una verifica altrettanto precisa.

Lo facciamo perché è esattamente il compito di questo sito: prima di allarmare o rassicurare qualcuno, controllare se quello che circola corrisponde ai testi ufficiali.

Il problema di fondo

La quasi totalità delle voci della scheda cita come fonte "L.394/91 art.11" — la Legge quadro sulle aree protette. Ma la Legge 394/91 è una legge-cornice: stabilisce i principi generali e gli organi del Parco, non un elenco dettagliato di comportamenti vietati per i privati cittadini. I divieti specifici sono demandati al regolamento del singolo Parco, che per gli Iblei è quello allegato alla Proposta di Istituzione del 2019, già analizzato in Anatomia del Vincolo.

Attribuire alla legge nazionale un divieto che (se esiste) appartiene solo al regolamento locale non è un dettaglio tecnico: cambia la sostanza di cosa è davvero vincolante, cosa può essere ancora modificato in fase di scrittura del regolamento definitivo, e cosa è semplicemente inventato.

Verifica voce per voce

Voce della scheda Cosa risulta dai testi ufficiali
Vietate nuove costruzioni in Zona 1 e 2, anche prefabbricati Parzialmente fondato. Vietato in Zona 1 (art. 4); in Zona 2 vietati solo edifici non funzionali al fondo agricolo (art. 5) — non un divieto assoluto.
Solo restauro conservativo, materiali imposti (pietra a secco, legno, coppi) Fondato. Coerente con l'art. 7 del regolamento.
Prelazione ed esproprio dell'Ente in Zona 1, indennizzo a valore agricolo Non risulta nei documenti ufficiali del Parco Iblei consultati da questo Osservatorio.
Svalutazione patrimoniale: -80% di valore dei terreni Dato non verificabile, da trattare come falso fino a prova contraria. Nessuno studio di impatto patrimoniale ufficiale è stato pubblicato.
Caccia, pesca e raccolta di funghi/asparagi/legna vietate Parzialmente fondato. Il regolamento Iblei (art. 3, lett. b) prevede esplicitamente la possibilità di consentire pascolo e raccolta di prodotti spontanei, nel rispetto degli usi civici locali.
Niente fuochi o barbecue, anche su proprietà privata vincolata Fondato in parte. Vietato (art. 3, lett. g1) con eccezione per i fuochi controllati a fini agricoli.
Droni vietati, serve nulla osta anche per uso agricolo Non risulta nei documenti ufficiali del Parco Iblei. È materia di normativa ENAC generale.
Cani sempre al guinzaglio h24, anche per i pastori Non risulta nei documenti ufficiali consultati.
Blocco totale di fotovoltaico a terra ed eolico Fondato. Coerente con l'art. 3, lett. f) — già segnalato in questo dossier come una delle disposizioni più impattanti.
Stop a nuove cave e ampliamenti Fondato. Art. 3, lett. e).
Cartelli e insegne vietati, agriturismi invisibili Fondato in parte. Art. 3, lett. d) e n): regime di autorizzazione dell'Ente Parco, non divieto assoluto.
Sagre e processioni bloccabili per disturbo alla fauna Non risulta nei documenti ufficiali del Parco Iblei.
Trekking fuori sentiero vietato, fuoristrada 4x4 vietato Parzialmente fondato per i mezzi motorizzati (art. 3, lett. l). Nessun riscontro specifico per il trekking a piedi.

Perché questa verifica conta

Non è un esercizio accademico. Una scheda con decine di divieti inventati o mal attribuiti, se presa per buona, produce due danni opposti ma ugualmente seri: da un lato alimenta un allarme sproporzionato in chi la legge senza verificarla, dall'altro — quando qualcuno scoprirà che alcune voci sono false — rischia di screditare anche le critiche fondate al Parco, quelle reali e documentabili che restano scritte nero su bianco nel regolamento 2019.

Il punto di questo Osservatorio non è minimizzare i vincoli del Parco Iblei — diversi di quelli citati nella scheda, una volta verificati, sono effettivamente fondati e già segnalati in questo dossier come problematici. Il punto è che la critica, per essere efficace e credibile nel confronto istituzionale che si sta aprendo, deve fondarsi su testi verificabili, non su elenchi che circolano senza nome e senza fonte.

Se sei l'autore di questa scheda e vuoi fornire le fonti specifiche per le voci non verificate, scrivi dalla sezione Partecipa: aggiorneremo volentieri questa verifica.

Parco Nazionale degli Iblei

Il Libero Consorzio di Ragusa apre al confronto urgente sul Parco

Salvatore Iurato — 20 giugno 2026

Il gruppo consiliare Partito Democratico - L'Alternativa del Libero Consorzio Comunale di Ragusa ha presentato una richiesta formale per la convocazione urgente di un Consiglio provinciale aperto dedicato al Parco Nazionale degli Iblei. L'iniziativa, sottoscritta dai consiglieri Gaetano Scollo, Giovanni Garretto e Salvatore Schembari, è stata riportata da La Sicilia del 20 giugno 2026.

Il fatto

La richiesta nasce direttamente dalla sentenza del TAR di Catania, che impone alle amministrazioni competenti di completare l'iter istitutivo del Parco entro 180 giorni — la stessa sentenza che ha riaperto il dibattito pubblico di cui questo Osservatorio dà conto da settimane.

I tre consiglieri segnalano che il progetto continua a generare incertezza tra amministrazioni comunali, operatori agricoli, allevatori, proprietari terrieri e cittadini, in particolare su tre punti: la perimetrazione definitiva, il sistema dei vincoli, e le modalità di gestione del territorio.

L'apertura della Presidenza

La presidente del Libero Consorzio, Maria Rita Schembari, ha comunicato che nella prossima settimana saranno avviate interlocuzioni con i portatori di interesse e le istituzioni locali, in vista di un'eventuale richiesta alla Regione — che resta l'unico ente titolato a un'eventuale opposizione formale alla sentenza del TAR.

È un passaggio politico rilevante: per la prima volta da quando si è riaperto il dibattito, un ente di area vasta annuncia un percorso strutturato di ascolto, anziché limitarsi a recepire o contestare la sentenza.

La lettura di questo Osservatorio

Le preoccupazioni sollevate dai consiglieri provinciali — incertezza sulla perimetrazione, sul sistema dei vincoli, sull'impatto per le attività produttive esistenti — sono le stesse che questo dossier documenta da settimane sulla base dei testi ufficiali, non di impressioni.

Il punto di forza della richiesta dei consiglieri è la rivendicazione esplicita di un equilibrio tra tutela ambientale e sviluppo economico e sociale — la stessa cornice su cui si fonda la posizione di questo Osservatorio fin dal primo articolo pubblicato su questo tema. Non è una richiesta di blocco pregiudiziale del Parco, ma di un confronto pubblico ampio e trasparente prima che la perimetrazione e il regolamento si cristallizzino in un decreto definitivo.

Il Libero Consorzio di Ragusa ha un ruolo di coordinamento territoriale che nessun altro ente locale può replicare alla stessa scala: è l'organismo che, per competenza istituzionale, può raccogliere le istanze di 9 dei 27 Comuni coinvolti nella provincia di Ragusa e portarle a un tavolo unico, anziché lasciarle disperse in trattative separate Comune per Comune. Che questo ruolo venga ora rivendicato apertamente dalla Presidenza è una notizia che merita di essere seguita con attenzione nelle prossime settimane.

Questo articolo verrà aggiornato man mano che le interlocuzioni annunciate dalla presidente Schembari producono sviluppi concreti. Per segnalazioni, scrivi dalla sezione Partecipa.

Parco Nazionale degli Iblei

Il Parco e il Piano Paesaggistico: cosa dice Legambiente, e cosa manca al confronto

Salvatore Iurato — 19 giugno 2026

Dopo la sentenza del TAR di Catania, il Circolo "Il Carrubo" di Legambiente Ragusa ha riproposto pubblicamente una lettera inviata nel luglio 2022 ai sindaci dei Comuni interessati dal Parco e ai vertici provinciali di Coldiretti e Confagricoltura, a firma dell'allora vicepresidente del Circolo, Claudio Conti. La notizia è stata pubblicata da Webmarte.tv il 19 giugno 2026.

È un contributo che merita di essere riportato con attenzione, perché contiene un argomento tecnico verificabile — e perché un'analisi che si propone indipendente deve dare conto anche delle posizioni che mettono in discussione le proprie conclusioni, non solo di quelle che le confermano.

La tesi di Legambiente

Il documento confronta i vincoli del Parco con quelli del Piano Paesaggistico già vigente — contro cui, fa notare Legambiente, non si sono mai levate proteste paragonabili. La conclusione è che il sistema agricolo non subisce, con il Parco, vincoli sostanzialmente maggiori rispetto a quelli già esistenti col Piano Paesaggistico. L'unico vincolo realmente nuovo individuato è il divieto di utilizzo dei fitofarmaci, con le deroghe previste dal Piano di azione nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari — una misura che Legambiente collega alla tutela delle falde acquifere, già segnalate da ARPA come parzialmente compromesse da contaminazione chimica di origine agricola.

A sostegno di questa lettura, la lettera richiama un punto specifico del regolamento: fino all'approvazione del Piano del Parco, restano efficaci le previsioni del PRG vigente per le aree produttive (zone D), i servizi di uso pubblico (zone F) e gli impianti tecnologici (zone G).

Cosa c'è di fondato in questo argomento

Il riferimento normativo è corretto. È l'art. 6, comma 1 del regolamento proposto, lo stesso che avevamo già citato nella sezione Anatomia del Vincolo di questo sito: nella fase che precede l'approvazione del Piano del Parco, le zone produttive, di servizio e tecnologiche restano disciplinate dagli strumenti urbanistici comunali esistenti, non da un nuovo regime dell'Ente Parco. Su questo punto specifico, e per questa fase specifica, l'argomento di Legambiente è tecnicamente solido: il regime transitorio non stravolge il quadro urbanistico già in vigore per le aree a vocazione produttiva.

Cosa il confronto non dice

Il punto che la lettera non affronta è cosa succede dopo l'approvazione del Piano del Parco — non se, ma quando, dato che la Legge 394/91 prevede che l'Ente Parco lo adotti entro tempi definiti dal proprio regolamento. È in quella fase, a regime, che si attivano i poteri pieni di pianificazione dell'Ente Parco, e con essi i vincoli più stringenti già descritti in questo sito: il parere obbligatorio per ogni intervento di trasformazione in Zona 3 (art. 9), il limite del 10% per gli ampliamenti dei fabbricati rurali in Zona 1 (art. 7, comma 2), i divieti generali sull'alterazione della morfologia del suolo (art. 3, lett. f) che restano validi indipendentemente dalla fase transitoria.

In altri termini: il confronto proposto da Legambiente è corretto per la fase transitoria, ma non è il confronto rilevante per chi si chiede come funzionerà il Parco a regime, una volta che il Piano sarà approvato — che è poi l'orizzonte temporale su cui ragionano gli imprenditori agricoli quando valutano un investimento pluriennale.

Un punto di merito da riconoscere

Vale la pena dirlo con altrettanta chiarezza: l'osservazione sui fitofarmaci è un argomento ambientale fondato, non propagandistico. Se le falde acquifere del territorio sono già segnalate da ARPA come parzialmente compromesse, una misura di tutela aggiuntiva su questo fronte specifico merita di essere valutata nel merito, non liquidata come ostacolo burocratico.

Cosa manca ancora al dibattito pubblico

Quello che né questo sito né, finora, la lettera di Legambiente hanno reso disponibile è un prospetto comparativo completo, articolo per articolo, tra il regime del Piano Paesaggistico, il regime transitorio del Parco e il regime a regime del Parco — pubblicato integralmente e verificabile da chiunque. Senza quel documento, il confronto resta affidato a estratti scelti da entrambe le parti, ognuna delle quali sceglie naturalmente gli articoli che meglio sostengono la propria posizione.

È una richiesta che aggiungiamo alla sezione Proposta di questo sito: la pubblicazione, da parte degli enti proponenti o di chiunque vi abbia accesso, di un confronto integrale e verificabile fra i tre regimi — non per chiudere il dibattito, ma per renderlo finalmente fondato sugli stessi dati per tutti.

Questo articolo verrà aggiornato se Legambiente o altri soggetti pubblicheranno il prospetto comparativo completo citato nella lettera del 2022. Per segnalazioni o correzioni, scrivi dalla sezione Partecipa.

Chi Siamo

Salvatore Iurato

Salvatore Iurato

Consulente e formatore, attivo da quasi trent'anni sui temi ambientali — attualmente delegato regionale

L'Osservatorio Iblei nasce per portare dati e metodo nel dibattito sul Parco Nazionale. Mi occupo di tutela ambientale e rappresentanza territoriale da quasi trent'anni; sono inoltre fondatore dell'ecosistema tecnologico Synapse (tra i progetti: Synapse Core, RMI, ISIPA, youGAV), da cui nasce l'analisi tecnica ed economica di questo sito, curata insieme a Synapse Tech. Crediamo che tutela ambientale e sviluppo economico non siano alternativi, ma debbano essere progettati insieme — con il territorio, non sopra di esso. Questo sito raccoglie analisi indipendenti a servizio di cittadini, imprese e amministratori.

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